La Genesi della Mano Latina..

[...] Dopo aver imparato a memoria la prima declinazione — questa cosa strana, che il ragazzo non aveva mai sentito prima, e che gli risulta completamente estranea — gli si assegna sei, sette, massimo dieci frasi di grande interesse contenutistico, del tipo “Le ancelle portano rose e viole sugli altari di Diana e di Atena”, oppure “La sapienza e l’operosità degli abitanti sono la gloria della Grecia”, tutte slegate tra di loro, poi si passa a studiare le “eccezioni”, e via alla seconda declinazione; stesso procedimento; terzo capitolo: “Degli aggettivi di prima classe, ovvero come imparare a confondersi declinando in orizzontale ciò che si è fino ad ora imparato in verticale”; quarto capitolo: “Della terza declinazione, ovvero come rendere difficili le cose facili”. A questo punto il ragazzo ha già ceduto le armi, e si è convinto che il latino non è, né è mai stata una lingua: si tratta di un mero esercizio senza senso, disperante e frustrante, nel quale si sta ore ad imparare a memoria schemi e tavole grammaticali, per poi giocare ad un rompicapo da Settimana enigmistica, con la lieve differenza che, se non si riesce a risolvere la sciarada ci si becca un bel due e la patente da imbecille nel distribuire la quale in genere gli insegnanti non lesinano. [...]

Luigi Miraglia, Come (non) si insegna il latino, pagina 3
http://www.latinblog.org/latex/comenonlatino.pdf 3

Lo confesso, non ho mai studiato in questo modo le declinazioni, in verità non le ho studiate affatto.

Concluse le scuole Medie, alla fine dell’estate del 1990 ho in mano il manuale di Latino per il liceo (Pedagogico). Sfogliando con curiosità il volume, già mi pongo i primi interrogativi sulla diversa natura della grammatica latina rispetto a quella francese studiata nei tre anni delle Medie: «Cosa sono queste tavole di declinazioni ? Declinazioni ? Casi ? Ma devo studiare tutte queste tavole a memoria come le poesie alle Elementari ?».
Affranto mi passa per la mente l’idea di trascrivere solo le terminazioni di ciascuna declinazione, non tanto per economia di forze ma per pura e semplice pigrizia. Mi ritrovo così, alla fine, alle prese con un foglio A4: cinque tabelle con le uscite regolari singolari e altre cinque tabelle con le uscite plurali dei sostantivi (e un casino in testa ancora maggiore). Quando sto per buttare, letteralmente, tutto il latinorum il più possibile lontano da me, mi cade l’occhio su quanto ho scritto. Ruotando il foglio di 90° ed analizzando le terminazioni singolari e plurali da soli, si notano delle ridondanze nelle uscite.

Uscite regolari delle Declinazioni latine. Quelle singolari sopra e sotto quelle plurali.

Uscite regolari delle Declinazioni latine. Quelle singolari sopra e sotto quelle plurali.

Depennando le uscite simili ottengo due tabelloni 17*6 suddivisi per tipologia (vocali, dittonghi, consonanti, varie della III declinazione singolare). Sono sempre tabelle da memorizzare anche se solo due e semplificate dalla suddivisione per tipo e non per declinazione. La mia opera di indicizzazione delle declinazioni latine è così avviata.

Uscite regolari singolari delle Declinazioni latine. I numeri sono le declinazioni di appartenenza delle uscite.

Uscite regolari singolari delle Declinazioni latine. I numeri sono le declinazioni di appartenenza delle uscite.

L’idea non era poi così male; grazie ad un artificio, una sorta di scioglilingua: Mi So VaRie DiTTONGHI memorizzare la posizione delle uscite singolari è molto più semplice che utilizzando il metodo ‘tradizionale’ delle cinque declinazioni, rimane solo quell’intruso del sesto caso, l’ablativo, a mettere i bastoni tra le ruote piazzandosi la in fondo, superbo, con le sue sole uscite in vocale al singolare. Purtroppo, a tredici anni, non conoscevo ancora il De Lingua Latina di Varrone. Mi ci vorranno quattro lustri per scoprire il seguente passo:

Sin ab singulari quis potius proficisci volet, initium facere oportebit ab sexto casu, qui est proprius Latinus: nam eius casuis litterarum discriminibus facilius reliquorum varietatem discernere poterit, quod ei habent exitus aut in A, ut hac terra, aut in E, ut hac lance, aut in I, ut hac clavi, aut in O, ut hoc caelo, aut in U, ut hoc versu.

M. Terenti Varronis, De Lingua Latina, Liber X, 62

Il 2 novembre, piazzato davanti alla tv, passa un provino cinematografico. Era il trailer del film ‘Atto di Forza’ diretto da Paul Verhoeven. Ho finalmente la struttura per la mia indicizzazione delle declinazioni latine.

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