“Latino senza declinazione” su Slideshare

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Storia grammaticale dell’aggettivo da sottoclasse di parole a parte del discorso

Riprendo a scrivere sul blog caricando un collegamento ad un articolo sulla “STORIA GRAMMATICALE DELL’AGGETTIVO DA SOTTOCLASSE DI PAROLE A PARTE DEL DISCORSO” di Antonietta Scarano. Il saggio è una “raccolta(secondaria) di dati all’interno di uno studio (principale) dell’evoluzione dell’aggettivo da sottoclasse di parole a parte del discorso vera e propria”.

– Antonietta Scarano, Storia grammaticale dell’aggettivo. Da sottoclasse di parole a parte del discorso In: Studi di Grammatica Italiana, a cura dell’Accademia della Crusca, vol. XVIII, 1999
Originariamente in: URI: http://lablita.dit.unifi.it/preprint/preprint-97coll01.pdf

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‘Varronis regula’

Ad un anno dalla tesi scoprire una possibile base teorica nel De Lingua Latina di Varrone non ha prezzo…

Taylor Daniel J. Latin declensions and conjugations: from Varro to Priscian. In: Histoire Épistémologie Langage. Tome 13,
fascicule 2, 1991. pp. 85-109.
doi : 10.3406/hel.1991.2334
http://www.persee.fr/web/revues/home/prescript/article/hel_0750-8069_1991_num_13_2_2334

The earliest extant text to arrange nouns and verbs into what we nowadays call declensions and conjugations is Varro’s (116-27 B.C.) De Lingua Latina, but his scheme is not quite the same as ours or even his successors’. In Priscian’s (late 5th-early 6th c. A.D.) Institutiones Grammaticae, however, the declensions and conjugations appear much the same as they do in a modern textbook or grammar. In other words, declensions and conjugations in Latin do have a history, and we ought to be able to determine that history by studying how the grammarians subsequent to Varro and prior to Priscian describe Latin declensions and conjugations.

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Riguardo la testata del blog =)

L’immagine nella testata è uno screenshot da “Monty Python’s Life Of Brian” (“La Vita di Brian” dei Monty Python) 😀

Per vederlo in lingua originale: inglese.

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Noi e l’Altro nella civiltà antica. Problemi e potenzialità dell’insegnamento dei classici latini

Un articolo (dall’Archivio Istituzionale della Ricerca) sui “problemi e potenzialità dell’insegnamento dei classici latini”, una intervista a Massimo Gioseffi (docente all’Università di Milano) : Noi e l’Altro nella civiltà antica. Problemi e potenzialità dell’insegnamento dei classici latini (intervista a Massimo Gioseffi) / A.De Palma, M.Gioseffi. – In: Chichibìo. – ISSN 1827-482X. – 9:41(2007 Feb). – p. 3-3.

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Il Latino di Kafka

Quarto articolo (post di un blog questa volta) sull’insegnamento del Latino: Il Latino di Kafka. Questa volta a parlare è un genitore =)

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Sul “perchè” della Mano Latina

L’idea di questo post mi è venuta quando, navigando in rete, sono finito su questo blog: I matematici: un articolo che non va da nessuna parte, di cui riporto un passaggio:

“E dunque ti sbatti pomeriggi interi a studiare cose che avranno una limitata utilità nella tua vita da studente, ed una ancor più limitata (qualcuno ha detto inesistente?) utilità nella vita fuori dalla scuola. Con la sola eccezione di quelli che se ne vanno a studiare lettere antiche con lo scopo di insegnare ancora latino, ma questo è un cane che si morde la coda.

Ne ho sentite tante sull’utilità del latino: che serve per la logica, che serve per la matematica, che serve per l’italiano, che serve per il tedesco, che fa bene per la cellulite… Non sono riuscito a trovare riscontro nella mia piccola esperienza di vita, a nessuna di queste cose.”

A mio modesto parere, l’utilità dello studio della lingua latina è la traduzione dal latino (ok “è ovvio !” ma sfugge a molti…) Come per il francese, il tedesco… qualsiasi lingua, lo scopo dell’apprenderla è cosa separata dalla sua Letteratura o dallo sforzo ‘in sè’ per impossessarsi delle basi morfologiche/sintattiche: la si studia per relazionarsi con un altro essere umano. Vivente o defunto che sia.

Posso studiare una lingua anche soltanto per viaggiare o per chiedere informazioni via mail/lettera riguardo ad un mio interesse. Nel caso della Letteratura, quest’ultima non è altro che il ‘corpus’ dei messaggi di qualità elevata di ciò che è stato scritto in tale lingua. “Paolo ma è lapalissiano !” mi ripeterai, e io mi quoto: è cosa ovvia ma sfugge a molti. Che il problema sia la ‘fissità mentale’ degli ‘ultras’ del latino normativo fine a se stesso ?

Stesso discorso, la ‘fissità mentale’, per la morfologia: perchè continuare a far memorizzare declinazioni e coniugazioni quando non si richiede più la composizione in latino ed il testo stesso, latino, da tradurre è gia stato declinato e coniugato dall’autore ? “Gallia omnia est divisa in..” é “Gallia omnia est divisa in..” e non altro. Così “canem” in “Cave canem” è un accusativo singolare, non è necessario declinarlo o cambiare il numero perchè si creerebbe un falso. O sbaglio ? =)

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